Impressioni dalla Cina

Abbandoni la folla delle sale circostanti e piombi in uno strano silenzio. Il frastuono è lontano. Percorri la passerella che ti accompagna con il suo rumore metallico e sprofondi nel vuoto. E' tutto bianco: le pareti, il telo che chiude il soffitto, il parquet che riveste il pavimento. Non c'è nessuno. Tutte le persone che hai visto affollare i corridoi hanno scelto un'altra mostra. La luce, generata da grossi proiettori, investe il soffitto, viene filtrata dalla trama del tessuto e inonda la sala. Sei immerso in un bianco abbacinante e l'occhio ha bisogno di tempo per adattarsi. E da questa nuvola bianca affiorano lentamente un'ottantina di grandi foto in bianco e nero: bambini, uomini, donne, lavoratori, emigranti, sguardi, giochi, paesaggi, cantieri, fiumi, stanchezze, riti… tutte ti raccontano della Cina. Qualche asse del parquet si solleva e cigola in modo un po' fastidioso. Ti guardi attorno. Ci siete solo tu e le foto.

Impero. Impressioni dalla Cina.
Fotografie di James Whitlow Delano

dal 21/10/2005 al 20/11/2005
Triennale –
Milano

La polvere del mondo

Nicolas Bouvier durante il viaggio

«Ad est d'Erzerum la pista è molto poco frequentata. Grandi distanze separano i villaggi. Per una ragione o per l'altra, può succedere che si fermi la macchina e si passi la notte all'aperto. Al caldo, in una larga giacca di feltro e con un berretto di pelliccia calato sulle orecchie, sentiamo, rannicchiati dietro una delle ruote, l'acqua che comincia a bollire. Appoggiati contro una collina, guardiamo le stelle, i movimenti vaghi della terra che se ne va verso il Caucaso, gli occhi fosforescenti delle volpi. Il tempo passa tra tè bollenti, qualche frase, sigarette; poi s'alza l'alba, e s'allarga, le quaglie e le pernici si mettono in mezzo…e ci si affretta ad affondare quell'istante supremo come un corpo morto in fondo alla memoria, dove si andrà a ripescarlo un giorno. Ci si stiracchia, si fa qualche passo, leggerissimo, e la parola "felicità" parrebbe troppo misera e specifica per descrivere ciò che vi succede.
In fin dei conti, ciò che costituisce l'ossatura dell'esistenza, non è né la famiglia, né la carriera, né ciò che gli altri diranno o penseranno sia bene per voi; ma alcuni istanti di questo tipo, innalzati da una levitazione ancora più serena di quella dell'amore, e che la vita ci distribuisce con una parsimonia proporzionale al ritmo del nostro debole cuore.»

da Nicolas Bouvier, La polvere del mondo (trad. dell'originale francese L'usage du monde), ed. Diabasis