L’arte di correre a piedi

Davvero il massimo della semplicità. Unico requisito un paio di buone scarpe. Praticabile ovunque. Un numero sempre crescente di adepti. Sul perché del successo della corsa è uscito per Einaudi (collana le Vele, 8€) un piccolo saggio di Roberto Weber intitolato Perché corriamo?. Non è un manuale tecnico, non tira in ballo lo zen, ritiene inutili le 'scuole di corsa' tenute degli ex-campioni, racconta episodi legati a personaggi noti e meno noti, esalta il talento innato e inconsapevole di corridori sconosciuti come la costanza di chi insiste anche senza avere i geni giusti e prova a spiegare il preché di questa apparentemente inspiegabile e sempre piu' diffusa ricerca di sofferenza…

Sotto mentite spoglie.

E’ noto che spesso il marchio che compare sul telaio di una bici non ha nulla a che vedere con chi l’ha effettivamente costruito. E’ cosi’ da sempre. A tutti i livelli. Le ragioni sono commerciali. Dal negozio di paese che acquista i telai e assembla le biciclette apponendovi poi il proprio marchio, al grosso costruttore che affida ai cosiddetti terzisti gran parte della produzione, fino al campione che sceglie in prima persona il materiale che meglio lo soddisfa e provvede poi a camuffarlo a dovere per rispettare gli accordi con gli sponsor. Ci sono casi clamorosi al riguardo. Eddy Merckx dagli anni della Molteni in poi ha sempre corso con biciclette marcate con il suo nome, ma costruite e montate dapprima da Ernesto Colnago e poi da Ugo de Rosa. La bicicletta con cui ha battuto il record dell’ora a Città del Messico nel 1972 fu costruita da Colnago. Sulle foto dell’evento appaiono pero’ sul tubo sterzo e sul piantone due vistose decals della Windsor, sconosciuta casa messicana che colse l’occasione per conquistare il mercato locale calando sul tavolo un’offerta di sponsorizzazione evidentemente molto allettante. In tempi piu’ recenti non è piu’ un segreto che i telai su cui correvano molti campioni negli anni ’90, inclusi quelli su cui Miguel Indurain ha infilato la sua serie di 5 vittorie al Tour de France tra il 1991 e il 1995 uscivano tutti dall’officina di Dario Pegoretti, telaista trentino di grande esperienza che in quegli anni disegno’ e brevetto’ due serie di tubazioni e fu tra i primi a introdurre la saldatura a Tig. Allo stesso modo in questi anni molti campioni, soprattutto di lingua tedesca, si affidano ad un altra officina esclusiva, quella dello svizzero Andreas Walser, guru del carbonio, che costruisce telai e componenti speciali per il ciclismo e altre discipline sportive. A lui si sono affidati ad esempio Jan Ulrich e il team Gerolsteiner per le biciclette da cronometro e il campione del mondo della pista e seigiornista svizzero Franco Marvulli. Ovviamente il suo nome compare solo in rari casi, sostituito di volta in volta quello dello sponsor di turno…

Milano?

cavandoli

Da un po' di tempo abito a qualche decina di chilometri da Milano. Lavoro in un'altra città, non la attraverso piu' tutti i giorni e ho una percezione un po' distaccata di quello che succede in città. Ma Milano è sempre presente. Sulla Repubblica di ieri Michele Serra ha dedicato un ampio articolo a Osvaldo Cavandoli e al suo geniale personaggio la Linea, un disegno animato di grande semplicità ed essenzialità, nato nella Milano del boom, dove Cavandoli era arrivato dalla provincia per lavorare come disegnatore meccanico all'Alfa Romeo. E' la stessa Milano che non andava giu' a Bianciardi che ci passeggiava in lungo e in largo trascinando i piedi. Quella Milano non c'è piu', adesso ce n'è un'altra. La Milano del presente, e quella del futuro, l'ha raccontata Report, su Rai Tre, ieri sera.

Nuova vita per il blog

Tra il gennaio 2004 e la fine del 2005 ho tenuto (molto saltuariamente a dire il vero…) il blog fuoricommercio. A dicembre 2005 è nato il progetto Cicli su Carta, che ha finito per relegare in un angolo il blog. Oggi il vecchio blog riprende vita legandosi a Cicli su Carta come contenitore per tutto quello che non ha ancora trovato (o non troverà mai…) il suo posto sul sito. Il blog di Cicli su Carta è raggiungibile all'indirizzo ciclisucarta.splinder.com. e cliccando sui link dalle pagine del sito.
I vecchi post di fuoricommercio rimangono disponibili in archivio.