Il fango, il dandy e il cannibale

Sono quasi le due del pomeriggio. Pioviggina sul terreno già inzuppato dalla pioggia dei giorni scorsi e il prato è segnato dai mille solchi lasciati dalle ruote. Siamo al campionato italiano di ciclocross per amatori, periferia milanese. Le fettucce di plastica gialla con cui è stato disegnato il percorso hanno trasformato il parco cittadino in un labirinto da cui è concesso  uscire solo in bicicletta, dopo una gimcana di un'ora consumata tra dossi, cunette, tratti di asfalto viscido, scalinate e ostacoli da superare a piedi con la bici in spalla. Da stamattina decine di corridori si avvicendano sul percorso, raggruppati per fasce d'età. Con il passare degli anni si va forse piu' piano ma non si perdono grinta ed entusiasmo.

Ora è il turno dei cosiddetti Gentlemen. Quando li senti chiamare alla partenza ti aspetti di veder comparire un gruppo di gentiluomini di impeccabile eleganza, in marsina e cilindro, o tutt'al piu' in redingote e stivali, pronti per una giornata di caccia alla volpe. Ma quando ti passano davanti nel pieno dello sforzo, infangati fino alle orecchie, ricordano piuttosto dei minatori appena emersi dalle viscere della terra.

I nomi attribuiti alle categorie sono curiosi: i Gentlemen sono piu' giovani dei Supergentlemen, a loro volta divisi in due sottocategorie, ma sono piu' anziani dei cosiddetti Veterani, anche se il nome suggerirebbe il contrario. Oggi uno dei candidati al titolo tra i Gentlemen è il Cannibale. Corre per la squadra organizzatrice, ha già vinto qualche campionato italiano di questa specialità, insieme ad altri svariati titoli nella mountain bike e a corse e corsette per un totale di quasi cinquecento vittorie, tanto che qualcuno ha preso a prestito per lui il soprannome coniato per descrivere l'insaziabile fame di vittorie di Eddy Merckx.

cannibale

Il Cannibale è un corridore. Non lo si potrebbe definire altrimenti. Uno che mangia pane e ciclismo, vive con il numero sulla schiena, macina ventimila chilometri all'anno tra allenamenti e gare, scanditi da tabelle e cardiofrequenzimetro, allena i ragazzini, organizza gare e ha un figlio corridore a sua volta. Oggi potrebbe essere il giorno della consacrazione, con una vittoria in casa che varrebbe doppio. Ma la battaglia si rivela piu' dura del previsto. Il Cannibale nei primi giri stenta, poi pian piano recupera posizioni sui primi e si trova nel finale di gara a lottare il secondo posto.

Il popolo degli amatori è vario. Ognuno interpreta la passione per la bicicletta a modo suo. Anche nelle retrovie della corsa c'è battaglia. E li' troviamo il Dandy, che partito in sordina, sguscia nel fango rimontando pian piano posizioni. Per lui finire dietro il gruppo dei primi sarebbe già un buon risultato. Il suo è amore sviscerato per la bicicletta prima ancora che per il ciclismo. Anzi, non ama la bicicletta, crede nella bicicletta: si sposta in città in sella a una bici da panettiere, e quando si tratta di ammazzarsi di fatica in sella non sceglie a caso le sue imprese. E' capace di sciropparsi senza battere ciglio una randonnée da 200 km come il Giro di Lombardia e di affrontare una Milano-Venezia o una Dunwich Dynamo su una bicicletta da pista a pignone fisso. E poi ama il ciclocross, questa durissima specialità che si corre d'inverno, spesso nel fango, e che apprezzano in pochi. Insomma un ciclista dal palato fine. Di qui il soprannome, avallato anche dal fatto che il nostro si trova inariabilmente a suo agio in tenuta da corsa come in una giacca di ruvido tweed.

dandy

I destini dei due di solito battono strade diverse, ma oggi si sfiorano sullo stesso fango. E il fango è infido, specie in discesa, in curva, alla fine di una corsa fredda, sotto la pioggia. E la ruota del Dandy scivola giu' da una cunetta proprio mentre nella direzione opposta, nella corsia a fianco, sopraggiunge il Cannibale, che sta dando l'anima per non perdere la seconda piazza. La vittoria è andata, ormai non c'è piu niente da fare, ma il secondo posto, almeno quello bisogna portarlo a casa. La piccola folla degli appassionati è tutta con lui, è l'eroe di casa, non si puo' deluderla. La ruota del Dandy slitta, il freni non servono piu', la bicicletta va giu', scivola sul fango, il Cannibale scarta di lato, barcolla, incespica col manubrio nel nastro giallo della corsia, impreca, tutt'intorno sguardi sbarrati, ma riesce a restare in sella. Si alza sui pedali, rilancia la bici, si volta, il terzo è ancora indietro, il pericolo è scampato, ora basta pestare sui pedali fino all'arrivo.

Il Dandy si toglie in fretta dal percorso, infangato dalla testa ai piedi. La bici non serve piu', la ruota davanti si è stortata nella caduta e non gira nella forcella. Una corsa puo' finire anche cosi', anche se il fango sul volto non riesce a nascondere la delusione. Addirittura c'è chi vorrebbe fargliela pagare, "a quel matt li', che l'è burla' gio' e l'è 'nda adoss al Cannibale", per l'affronto di aver messo a repentaglio il risultato del Cannibale. Poi lo calmano. Per fortuna c'è la premiazione, i festeggiamenti, da mangiare e bere, e la tensione si allenta. Comunque meglio girare al largo per un po'. Ma guarda te.

Ciclismo e bicicletta

"E’ il contrario del ciclismo, la bicicletta. Una sagoma profilata in viola fluorescente fa una discesa a settanta all’ora: è ciclismo. Due liceali affiancate attraversano un ponte a Bruges: è bicicletta. Il divario può diminuire. Michel Audiard in knickerbockers e calzettoni si ferma a bere un bianchino al banco di un bar: è ciclismo. Un adolescente in jeans scende di sella con un libro in mano e beve una menta a tavolino: è bicicletta. Si è dell’uno o dell’altro campo. C’è una frontiera. I lenti stradisti possono esibire quanto vogliono un manubrio ricurvo: è bicicletta. Gli sportivi possono forbire quanto vogliono i parafanghi: è ciclismo. Meglio non fingere e ammettere la propria razza. Ci portiamo dentro la perfezione nera di una bicicletta olandese, con una sciarpa al vento sulla spalla. Oppure sogniamo una bicicletta da corsa leggerissima, con la catena che fruscia come un volo d’ape. Chi va in bici è un potenziale pedone, che va a zonzo nelle viuzze, che legge il giornale su una panchina. Chi fa ciclismo non si ferma: fasciato fino alle ginocchia in una tuta neospaziale, potrebbe camminare solo con i piedi a papera e non lo fa. Lentezza e velocità? Può darsi. Ci sono però macinachilometri in bicicletta molto efficienti e anziani ciclisti molto tranquilli. Allora pesantezza e leggerezza? Non basta. Sogno di spiccare il volo da una parte, dall’altra familiarità marcata con il suolo. E poi… Opposizione di tutto. Colori. Per il ciclista arancio metalizzato, verde mela Granny Smith, per chi va in bicicletta marrone scuro, bianco sporco, rosso opaco. Materiali e forme anche. Agli uni l’ampiezza, la lana, il velluto, le gonne scozzesi? Agli altri l’aderenza in ogni tipo di tessuto sintetico. Si nasce bicicletta o ciclismo, è quasi politico. Ma i ciclisti debbono rinunciare a quella parte di sé stessi per amare: perché ci si innamora solo in bicicletta".

da Philippe Delerm, La prima sorsata di birra e altri piccoli piaceri della vita, Frassinelli Editore, 1998