La Lomellina sguazza nelle Fiandre…

Paesaggio

Regione Aliana inter Padum Ticinumque amnes (nunc Lomellina) est omnis divisa in partes tres, quarum unam incolunt Belgae (Plino Ceaesarque) o, detto alla nostra maniera, la Lomellina sguazza nelle Fiandre…

Alle otto di mattina su Nerviano incombe una cappa plumbea, mentre a Milano già piove. Con le buone e un po’ con le cattive convinco il mio fiducioso compagno di avventura a non mollare, dài almeno andiamo a vedere…

E i randonneurs di Nerviano non deludono neanche questa volta. Anche se decimati dal meteo, gli amanti delle classiche del nord sono pronti e allegri, scalpitano (e fanno la coda al cesso dell’oratorio). Non mancano le belle cicliste. Espletiamo le formalità, dirigiamo le ruote verso ovest, evvàìì (il cronista in fissa come l’anno passato).

Troviamo le ottime ruote del gruppo Cicli Romeo e scivoliamo via tranquilli a 32 / 34 all’ora, con l’acqua che arriva da tutte le parti (da sopra, da sotto – la ruota di quello davanti – da dietro – la mia ruota posteriore dai lati – le poche macchine).

A poco a poco la pioggia diminuisce e dalle parti di Oleggio addirittura smette. Strette strade di campagna in mezzo ai campi, con un po’ di fango e tanta pianura coltivata intorno, dalla quale ogni tanto emerge la sorpresa: castelli cascine aironi.

Avevo le tasche ben stivate di panini (bocconcini di granoduro, velo di burro, prosiutto cotto e fogliola d’insalata) ma con le mani fredde e i guanti zuppi non riuscivo a tirarli fuori: è vero e confermo, con il freddo e la pioggia tutto diventa più complicato. Ci supera un gruppo da 38/40. teniamo le ruote per 50 km poi li lasciamo al loro destino. Alcuni li troveremo più in là, altri all’arrivo.

Strade strette, asfalto corrusco, muro di vento contrario: gli alberi erano fermi, ma per noi sembrava lo tsunami. L’andatura crolla sotto i 30 e i cambi si fanno penosi: allarghi per far passare quello dietro, chi si sistema il guanto, chi la mantellina, chi la nasca. Ma di gente che voglia tirare, neanche l’ombra.
In compenso la campagna intontita, le stoppie a perdita d’occhio, i grigi che sfumano e confondono, la pioggia che si spalma e ti incolla sul paesaggio, che diventa un tutt’uno. Come dire… ci sguazzo che è un piasèr!

Il primo spartano ristoro e’ dopo 107 km, un pallino sulla cartageografica che vuole esser chiamato Celpenchio. Problema suo. intanto il commento collettivo era: Fiandre / Roubaix, ci siamo!

Ma eravamo solo a meta’. Da qui la pioggia e’ stata intermittente, ma ci pensava la strada a sollevare acqua e fanghiglia. Momenti critici in mezzo alle risaie secche della Lomellina battute da un venticello fastidioso (ma a me sembrava bora) e poi la discesa verso Bereguardo.

Passato il Ponte di Barche ti senti a casa e nonostante tutto, la gamba riprende a girare, tanto che il fixato si fa carico di parecchio lavoro davanti, ma almeno sui trenta cerchiamo di andare, eccheccà…

Dietro/davanti/di lato il mio pard fa i conti: “con la fixa hai fatto 33.000 giri di pedale”. O erano 330.000? boh, non seguivo tutti i passaggi algebrici. In ogni caso Nerviano ci viene incontro, il gruppetto si sbriciola, rimaniamo in tre e i cambi sono regolari, niente volata, nel più puro randonstyle (e alla faccia dei granfondisti depilati e degli yoyo lucidati)

Alla fine la soddisfazione e’ grande, e il piatto di pasta in oratorio e’ degno di Tajoli (forse no ma così ci sembrava).

Per i fissati del lato tennico, che hanno letto infinoequì, si sappia che i km totali sono 207, percorsi in 7 h 00 min 46 sec, media 29virgolauno, col rapporto 48×16 (7h15 di tempo totale comprese le soste).

Prossima, su Torino?

di Annibale Osti alias Invel

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