Dopo i 140, ecco i 200 di Cassinacosta

Duecento chilometruzzi inanellati in tante province che non te le ricordi piu'. La randonnee di Cascina Costa, accampata ai confini di quello che fu un grande hub europeo, archeo-geo-politica formigoniana, che le scolaresche andranno a visitare nel duemilasedici.

Vabbè, con questi pensieri per la mente, alle ottequarantacinque, un paio di cento pelosi randonneur (il granfondista è depilato dalla testa ai piedi, ascelle e pube compresi, me lo hanno detto le loro fidanzate. Il randonneur è irsuto come uno spinone. Pensa che ad alcuni sono cresciuti i peli anche sul telaio) partono allegri e spigliati. Giro della Malpensa e del suo filo spinato, discesa su Turbigo, poi verso ovest, laghi, laghetti, rubinetti, colossi di bronzo, centri commerciali e rotonde, rotonde, e ancora rotonde.

Poi ai primi chilometri Paolo armeggia al computerino, che cambia lingua ad ogni confine di provincia, Franco buca e i treni buoni ci passano sotto il naso. Il gruppone della Coop è pronto ad accoglierci, ma vanno un po’ piano. Così recuperiamo un bel numero di posizioni, aggrappiamo i convogli giusti e la media riprende quota.

A caso ricordo: un pezzo in pavè lungo il Naviglio, prima dell’attraversamento per Oleggio, che fa esplodere il gruppetto. Ma noi ci abbiamo la tennica e le bici di acciaio (o titanio, che c’entra). Il polso ruota morbido verso il basso, la gamba tesa ammette solo un leggero sfioramento del soprasella e Pegaso prende il volo con il ghigno di Musseuw.

Un paio di salite, non difficili, ma sono le prime della stagione e portiamo rispetto. Bei discesoni autostradali, con la temperatura che migliora, anzi è veramente la temperatura ideale: fresca che non sudi troppo, ma non gelata che ti si rattrappiscono mani, piedi e guance.

I ristori sono essenziali, peró la coda alla timbratura è gradita, gli sguardi si incrociano, commentano il mezzo, il percorso, le provenienze geografiche. Insomma, ci si sente tra compagni.

Scelta zen: il computerino di bordo fisso sulla funzione orologio, chissenefrega di km percorsi o da percorrere, dislivelli, medie e altre tecnicalità. Intanto i miei compagni tenevano aggiornata la contabilita' in tempo reale. Meglio viaggiare a sensazioni e scoprire che l'arrivo è vicino dal numero dei jumbo che ti atterrano sulla schiena curva.

Prima delle colline novaresi, Fara e Momo, ci sono i lunghi interminabili rettilinei tra le risaie della bassa, livellate da un vento costante ed subdolo: appena scendi dalla bici lui smette, appena sali soffia. E soffia solo sul ciclista, perchè le fronde sono ferme e le bandiere pendono meste. Boh, Fabiofazio un giorno ce lo spiegherai.

Alla fine i tre amici non si sottraggono alle responsabilità che età, cultura e censo attribuiscono loro: la media non scende sotto i trentaduetre e altri sornioni succhiaruote, trascinati dall’esempio, si mettono avanti a prendere un po’ d’aria.

Proviamo anche ad organizzare i cambi regolari su due file, ma questo è troppo ambizioso per il randonneur che pensa poco e pedala tanto. Pazienza. Ci rifaremo a Brugge. Lì già sul passeggino ti insegnano a limare, aprire ventagli e dare i cambi.

Gli ultimi trenta chilometri registrano un progressivo assottigliamento del gruppetto, la distanza fa selezione, come l’asfalto dell’alzaia e lo strappo di Golasecca. E la gola è veramente secca, ma i tre pards non trovano il saloon dove sciacquare via dalle gengive la polvere di una lunga cavalcata, nè la bistecca alta un palmo, ne la montagna di patatine. E neanche l’immancabile scugnizzo che prende i cavalli di acciaio (o titanio, che c’entra) e li cura con tanta biada e paglia fresca.

Una specie di volata/allungo chiude la randonnata. Almeno il muro delle ott’ore è salvo, il timbro ferma il tempo e lo spazio. La pasta è servita.

Ma sulla domenica dell’animale a due ruote non scende il sipario, anzi! Doccia (sarà anche banale, ma comegodo) e cambio di mezzo. Poi alle 9 si ri-attraversa la città. Al PIM sta per cominciare una imperdibile lotta di pathosformel con lo schermo, con due corpi che tentano invano di liberarsi dalla prigione bidimensionale del tendone bianco.

E ti domando: quanti randonneurs all'ora di cena avranno ripreso la bici per la serata? Ed è un vero peccato, perchè così sciogli la gamba e riprendi confidenza con la sella…

Buona notte, silenzio, spegni la luce, raggomitolati sotto le coperte, abbraccia il cuscino o degni sostituti, sshh….

Ps: km 205, media 27,2, disl 1700.

di Annibale Osti alias Invel

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