Solo fango, sudore e bicicletta?

Ogni fine settimana, tra ottobre e febbraio, migliaia di persone nel mondo si ritrovano per sfidarsi in bicicletta su circuiti veloci e nervosi disegnati tra prati inzuppati di pioggia fino a diventare acquitrini, campi di granoturco, impervi sentieri in mezzo ai boschi, ghiaia, sabbia, scalinate, ostacoli naturali e artificiali, incuranti di freddo, pioggia, neve o ghiaccio… Si chiama ciclocross.

In italiano e in spagnolo si scrive proprio cosi', in inglese e francese invece bisogna sostituire la "i" con una "y". In tedesco invece diventa radquer. Ovunque si legge sudore, fatica, indumenti appiccicati alla pelle per la pioggia, bici difficile da guidare per le irregolarità del tracciato, tanto che spesso si è costretti a smontare e a caricarsela in spalla.

La bici assomiglia a quella da corsa su strada, ha solo gomme piu' larghe e con un disegno più marcato per aumentare l’aderenza sui terreni scivolosi, rapporti piu' corti, freni del tipo cantilever e telaio e forcella disegnati per evitare l'accumulo di fango vicino alle ruote. Non è l'ultima tendenza. Non è l'ennesimo nuovo sport estremo. Scordatevi insomma il parkour, i fixed gear tricks, ecc…

 

Il tutto inizia infatti nel 1902, quando Daniel Gousseau, un giovane soldato francese che amava divertirsi in bicicletta abbandonando i percorsi tracciati e attraversando i campi, addentrandosi nei boschi, nelle fangaie e nelle pietraie, scopre che il suo hobby piace anche a molta altra gente e decide di organizzare il primo Campionato di Francia di Ciclocross.

Eugène Christophe, che questo Campionato lo vince per sei volte consecutive tra il 1909 e il 1914, nel 1921 scrive per la popolare rivista Le Miroir Des Sports un articolo in cui tesse le lodi della nuova disciplina. Con il tempo arrivano le prime competizioni internazionali e poi i Campionati mondiali, che si disputano per la prima volta nel 1950 e da allora ogni anno a gennaio, in un paese diverso.

Se per qualcuno è un esercizio faticoso e incomprensibile, per chi lo ama e lo pratica il ciclocross è appuntamento irrinunciabile. E la fatica in alcuni casi trascolora nella poesia, come nelle fotografie che le dedica Giorgio Vianini, che alterna con pari maestria la bici alla macchina fotografica.

Nella foto Annbale Osti (Invel), che spesso alimenta con i suoi racconti le pagine di questo blog, impegnato in una gara di ciclocross. Foto di Giorgio Vianini

Un Commento

  1. E’ stato bello conoscerti ieri al Monte Stella a presto!

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