Pegoretti Falz

Un recente progetto di Dario Pegoretti mi ha fatto tornare in mente un vecchio post. Dario ha progettato una forcella in carbonio da accoppiare ai suoi telai, un po’ perché non ne trovava sul mercato una che soddisfacesse appieno le sue esigenze – soprattutto in termini di rigidità laterale – e un po’ perché probabilmente non gli dispiace affatto l’idea di realizzare un telaio in cui tutte le parti, inclusa appunto la forcella, siano progettate da lui.

La nuova forcella, che ha gli steli curvi come quelle tradizionali e non diritti come molte delle forcelle in carbonio attualmente in circolazione, si chiama FALZ, che nel dialetto che si parla abitualmente nell’officina di Dario a Caldonazzo significa appunto falce, con evidente rimando alla forma incurvata degli steli. E’ pero’ interessante anche il risvolto simbolico del nome. Se rispolveriamo il catalogo della mostra che Enzo Mari dedica nel 1989 alle falci – in quanto oggetti bellissimi, dalla forma perfetta, essenziale, necessaria, che le rende addirittura un modello di quello che il design dovrebbe essere –  ritroviamo delle singolari analogie :

Ritorniamo alle nostre falci e al perché sono bellissime. La prima ragione della loro bellezza sta nel tipo di bisogno. E’ un bisogno primario, vita o morte. La sopravvivenza del contadino è sempre stata appesa a un filo, anche a quello della falce. La progettazione di questo manufatto doveva necessariamente essere perfetta. (…) la falce deve essere la meno costosa possibile (i contadini sono sempre stati poveri); deve essere efficientissima (molto robusta e molto leggera: il gesto faticoso del mietere si protrae dall’alba al tramonto); l’efficienza deve poter essere mantenuta dal contadino stesso (che frequentemente la riaffila con pietra abrasiva e periodicamente con attenta martellatura). (…) La produzione, per quanto industriale, cioè parcellizzata, mantiene forti componenti di sapienza artigiana. Si parte sempre da una barra che opportunamente scaldata viene progressivamente assottigliata, curvata e formata a colpi di martello. Il lavoro è completamente manuale e la formazione avviene ad occhio, senza l’impiego di stampi e punti di riferimento. La tempra viene completata nelle fasi finali, a freddo, con una fitta serie di colpi di martello che, chi non sa, valuta come motivo ornamentale.

A quando una mostra di forcelle?

Foto della forcella FALZ Dario Pegoretti.
I testi in corsivo sono di Enzo Mari e sono estratti dal catalogo originariamente pubblicato in occasione della mostra “Perché una mostra di falci?” per Bruno Danese in Milano, nel mese di Settembre 1989.  Lo stesso testo è stato di recente riportato integralmente su basilearteco.it.

Un Commento

  1. Grazie per la citazione della mia attività di Edizioni di Design.
    Il vostro Blog è bellissimo, ho letto con emozione il post su Ettore Sottsass,
    tratto da “Scritto di Notte” che parla del suo “primo” forse progetto di Design, una bicicletta!|
    Un saluto,

    Vincenzo Basile
    BASILE ARTECO
    EdizioniDesign

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