Andà mia regular

https://ciclisucarta.files.wordpress.com/2015/06/117f8-13745132_1146468745411596_741875347_n.jpg?w=710

Ci incontriamo sulla vecchia statale Regina, che risale il lago di Como dal versante di Menaggio. Una domenica mattina sul presto, quando in giro siamo ancora in pochi. E’ piccolino, magro, leggero. Le mani in presa bassa, la pedalata nervosa. La sua bicicletta è una De Rosa Merak con il telaio in alluminio dalla livrea nera e azzurra identica a quella in dotazione alla Vini Caldirola tra la fine anni novanta e inizio dei duemila, il gruppo Campagnolo ancora tutto in alluminio. La bici sarà anche vecchia ma è tenuta perfettamente, la catena pulita, i pignoni che luccicano ai primi raggi del sole.

Siamo usciti entrambi da soli e ci ritroviamo per un tratto a pedalare insieme. La strada che costeggia il lago è un continuo saliscendi e la catena si sposta di continuo da un pignone all’altro per adeguare il rapporto alla pendenza. Il mio compagno improvvisato pedala bene. E’ irrequieto, cerca continuamente il fuorigiri, la frequenza di pedalata elevata, salta via gli strappetti che il percorso ci offre in pasto di continuo sempre rigorosamente in fuorisella, in piedi sui pedali. Ha un colpo di pedale agile e guizzante che difficilmente si improvvisa, che tradisce anni di esperienza e di corse.

Allora glielo chiedo, se faceva il corridore, e mi risponde di si, ma ha smesso ormai una decina di anni fa. La bici è rimasta quella di allora, non è un vezzo vintage. Come non lo sono l’abbigliamento, quel buffo casco giallo Rudy Project con la visiera sulla nuca o gli occhiali Briko Stinger che fanno tanto Cipollini e Pantani. Per lui niente completi retro-chic, niente GPS, niente misuratori di potenza. Oggi scappa via in bicicletta ogni volta che ha un po’ tempo, ma poco, troppo poco, giusto tre o quattro volte al mese. E ogni volta è come ricominciare daccapo, gli manca l’allenamento continuato, la tenuta sulla distanza, la potenza.

Ma l’istinto del corridore no, quello non lo perdi, e infatti quello gli è rimasto. Come sale in sella è un cavallo che morde il freno. Ogni volta è un’ora, un’ora e mezza di “libera uscita” sempre a tutta, a caccia di emozioni o, se preferite, di endorfine. A gustarsi a ogni metro di strada la sensazione della velocità, del proprio corpo che scivola nell’aria frullando sui pedali.

Scolliniamo dopo una breve rampetta fatta in apnea, non smettiamo per un istante di pedalare, la catena è subito giu’ sul dodici, scivoliamo dentro la brezza leggera che viene dal lago, la velocità schizza sopra i cinquanta. Non riesco a trattenere un sorriso. Facciamo un tratto a tutta senza parlare, col naso sul manubrio, poi la strada inizia a salire di nuovo. “Vedi”, mi dice allora, “mi manca potenza, dopo uno scatto cosi’ questa rampa si dovrebbe fare di slancio, col cinquantatrè, ora invece è solo istinto, ma comunque va bene cosi’, l’importante… l’è andà mia regular.”

Un Commento

  1. calogero

    questa salita la facevo fino al santuario della madonna del ghisallo , negli anni 80 quando lavoravo a Rho , sono momenti che ricordo con vero piacere !

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: