Keep it Round

La passione non è una cosa che puoi inventare.
La passione la devi trasudare.
E la gente lo capisce, se c’è o non c’è.
Dario Pegoretti

L’Officina, o meglio la Bottega Dario Pegoretti è probabilmente il progetto più bello che Dario abbia mai realizzato. Più bello dei tanti telai dalle prestazioni eccezionali, più bello delle innumerevoli grafiche esuberanti e visionarie che ne rivestono la perfezione meccanica e le linee impeccabili trasformandoli in dipinti in forma di bicicletta. Più bello delle tante dirompenti innovazioni tecniche e costruttive sviluppate negli anni.

La Bottega Dario Pegoretti è un sogno che si è realizzato. Era solo un idea, una possibilità tra le tante, che con impegno e tenacia è diventata una realtà solida e concreta. Ed è sopravvissuta, come lui avrebbe voluto, al suo fondatore. È una magia che vive quotidianamente nelle mani degli artigiani che ci lavorano, Andrea, Cristina, Gianmaria e Pietro, che con rigore, passione, dedizione, e maestria, continuano a realizzare, cercando costantemente di migliorarli, telai per bicicletta di fattura eccezionale e sorprendente bellezza.

L’ultimo nato in Bottega, presentato un anno fa in occasione della prestigiosa rassegna londinese Rouleur Classic, che raggruppa gli atleti e i marchi più in vista del mondo ciclistico, è il modello Round, che si pone come il nuovo telaio di punta della gamma Pegoretti. Il progetto Round germina dal noto modello Mxxxxxo, che è stato per l’occasione reinventato utilizzando un materiale diverso.

Round è infatti la risposta della Bottega alle richieste ricevute della community di appassionati e clienti di poter disporre delle già eccezionali prestazioni del Mxxxxxo combinate con l’elevata resistenza alla corrosione e le superiori leggerezza e resistenza proprie dell’acciaio inossidabile, sinora in Bottega utilizzato esclusivamente per il modello Responsorium.

Round è un’idea che ha preso vita a tavola, nelle conversazioni nate durante i pranzi in officina e che è stata rifinita e raffinata in lunghe discussioni davanti alla macchinetta del caffè. Costruito con tubazioni custom a triplo spessore in acciaio inossidabile Columbus XCr (materiale circa il 20% più resistente rispetto alla serie Columbus Spirit), Round è il primo telaio Pegoretti che utilizza forcellini posteriori in acciaio inossidabile realizzati con il processo della stampa 3D.

Pegoretti-Round-Drop-Outs

Il triangolo posteriore e il ponticello del freno sono stati inoltre completamente riprogettati per aumentare la rigidità laterale e la reattività del carro posteriore. Il risultato è un telaio incredibilmente reattivo, destinato al corridore esigente, alla ricerca di una bicicletta da corsa senza compromessi, assolutamente contemporanea, nata per la competizione e la velocità. Round è un idea ingenua e semplice: andare più velocemente possibile dalla linea di partenza a quella di arrivo. E come sempre succede quando un oggetto è sincero ed autentico, e la sua forma non racchiude niente di inutile, di superficiale e di ridondante, ma sembra invece proprio quella giusta, l’unica possibile, quell’oggetto diventa stupendo.

Pegoretti-Round-Rear-Stays

Il nome è stato scelto in onore dello pseudonimo con il quale il fondatore, Dario, era conosciuto da amici e clienti, e che alludeva alla sezione invariabilmente e rigorosamente circolare dei tubi che, da sempre, compongono il triangolo principale dei telai Pegoretti. Per celebrarne il lancio, per il primo anno Round viene fornito esclusivamente con una grafica originale ed elegante chiamata Texas Flood, ispirata dall’amore di Dario per la musica di Stevie Ray Vaughan, la città di Austin, in Texas, e una certa cintura colorata da cowboy riportata a casa come souvenir dalla stessa città. Come gli altri telai Pegoretti, Round viene fornito corredato della forcella Falz e della serie sterzo Chris King D11, entrambe progettate in Bottega.

Round non è solo un telaio. Non è solo una bicicletta. È qualcosa di più. È un segnale, un simbolo, è un gesto di coraggio, di passione e di fiducia. È uno sguardo rivolto al futuro. In una libreria ingombra di best-seller venduti in milioni di copie, probabilmente se ne starebbe in un angolo, sullo scaffale della poesia. Ma per fortuna c’è ancora chi continua a pubblicare libri di poesie, anche se sa che difficilmente diventeranno dei best-seller. Perché un mondo senza poesia sarebbe un mondo senza emozioni.

Per informazioni:
Officina Dario Pegoretti
Lungadige Galtarossa 21/A

37133 Verona, Italia
info@dariopegoretti.com
Tel.: +39 045 9617028

Immagini cortesia Bottega Dario Pegoretti.

Forse anche Dio voleva un tuo telaio.

Lo so. Lo dicevi da un pezzo che ti volevi ritirare. Ma nessuno avrebbe voluto che ti ritirassi. Nessuno era pronto a fare a meno di te. Ti ho incontrato la prima volta al Salone del Ciclo di Milano, nel 1997. Dopo aver fatto indigestione di telai in alluminio tutti con i cordoni di saldatura limati a rendere il più possibile liscia e invisibile la transizione tra i tubi, sono capitato nel tuo minuscolo stand.

Un nome sconosciuto. E questo chi è? Quattro o cinque biciclette da corsa in esposizione, magari con la sella pitonata o pelosa, e il telaio in acciaio, dai tubi rigorosamente tondi e i cordoni di saldatura – piccoli e perfetti – che si intravedevano sotto la vernice. Allora ti ho chiesto il perché. Il perché di quei telai diversi da tutti gli altri intorno. Avresti potuto liquidarmi con una risposta qualsiasi. Invece me l’hai spiegato.

Con i tuoi telai, avrei scoperto dopo, anche se con un altro nome scritto sopra, erano già state vinte corse importanti, mica intorno al campanile del paese. No, Giri d’Italia, Tour de France. L’hai spiegato a me, un ragazzino mai visto prima che non capiva molto di biciclette e aveva scritto in faccia che non aveva in tasca i soldi per comprarsene una. Hai spiegato a me perché tu facevi le biciclette proprio così, proprio in quel modo lì.

Eri un uomo di passione, di passioni. Passione per la bicicletta, passione per il tuo lavoro. Passione per le cose fatte bene, fatte in modo rigoroso, fatte come si devono fare. Senza scorciatoie e senza far cagade. Passione per le cose belle, per la musica, l’arte, l’architettura, il design. Ma anche passione per il cibo, il vino, il fumo, il caffè. In una parola, passione per la vita.

Quella volta a Milano dopo la chiacchierata ti ho chiesto se avevi un catalogo da darmi. E me l’hai dato e il tuo catalogo era una cartellina bianca con sopra una foto in bianco e nero di te in officina che saldavi, e dentro, pinzati insieme, tre fogli fotocopiati con la descrizione tecnica dei tuoi telai, a parole, senza foto. Quella cartellina con i tre fogli pinzati l’ho conservata. Ce l’ho ancora.

Poi ci siamo rivisti altre volte. Oggi che non ci sei più, penso, troppo poche. Mi ricordo una volta che sono stato da te a Caldonazzo, con alcuni amici. Siamo venuti a vedere da vicino come costruivi i tuoi telai. Tre sconosciuti. Ci hai ospitato a casa tua. Vitto, alloggio, e brasatura. E storie. Storie fantastiche di uomini e biciclette. Ti ho portato un disegno dedicato a Mario Confente, uno che ti aveva costruito un telaio quando correvi da ragazzo. E mi hai detto, questo lo metto a casa, mica in officina.

Mi ricordo una volta che sono venuto ad ascoltarti, di nuovo a Milano. Eri già conosciuto, quasi famoso, e c’era un sacco di gente intorno, e ci siamo salutati un po’ di fretta. Anche quella volta ti ho portato un disegno. In officina non l’ho visto. Forse hai messo a casa anche quello.

La bicicletta, quella invece me l’hai fatta vent’anni dopo. Il telaio giusto, quello che hai deciso tu, del colore che ti avevo chiesto io, anche se dentro di te pensavi che non fosse proprio una grande idea. Ma poi alla fine hai detto che era venuta niente male. E ho pensato che se dicevi così forse in fondo ti piaceva davvero.

L’abbiamo montata con i pezzi, tutti sbagliati, che avevo portato io. Abbiamo parlato poco di biciclette e tanto di tutt’altro. Abbiamo mangiato pane, salame e formaggio e aperto un paio di bottiglie di rosso tutti insieme in officina. E’ stata una bella giornata.

Ora te ne sei andato. Forse era ora. Forse era giusto cosi’. Forse è stato il tuo modo per ritirarti. O forse eri diventato troppo famoso e anche Dio voleva un tuo telaio. E non è tanto abituato ad aspettare. E allora faglielo, sto ultimo telar. Ma non farti intimidire, fagli quello che vuoi tu. Non farti influenzare, che lui non ne capisce niente di ‘ste robe. Dopo, riposati.

 

Il disegno è ispirato alla copertina del catalogo Pegoretti del 1997.
Il testo riportato sul disegno è la prefazione contenuta nel catalogo Pegoretti del 2006.
La foto l’ha scattata Dario nel 2016.

A tribute to Dario Pegoretti

dariopegoretti ciclisucartaDario Pegoretti è da anni uno degli artigiani telaisti piu’ apprezzati nel mondo. Costruisce biciclette pensate per andare veloce ma che non mancano di stupire per la loro bellezza e originalità, che hanno vinto corse professionistiche importanti ma anche premi di design e si sono guadagnate le vetrine dei musei. La settimana scorsa Dario è passato da Milano per una chiacchierata sull’arte di costruire le biciclette che si è tenuta nei locali di Upcycle Café. Nonostante sia passato molto tempo, abbiamo rivisto l’uomo genuino e appassionato del suo lavoro che avevamo conosciuto in una visita alla sua officina ormai quasi dieci anni fa. Con l’occasione riproponiamo qui il testo a suo tempo dedicatogli e apparso sulla vecchia versione di ciclisucarta.it, accompagnato da un nuovo lavoro grafico.

Souvenir da Caldonazzo

25.4/28.6/28.6. Sono i diametri dei tubi: orizzontale, piantone, obliquo. Le misure classiche. Il 90/60/90 delle biciclette. Tubi magri e tondi di acciaio tagliati, sgolati, infilati nelle congiunzioni e saldati. O meglio, brasati. Già perché all’inizio, prima dell’avvento del cannello, per saldarli li cuocevano davvero sulle braci. Preistoria, direte voi. Preistoria o no, negli anni ’70 e ’80 le bici le facevano così. E venivano piuttosto bene. Dalle parti di Varese c’era una ditta che produceva le migliori congiunzioni in lamiera stampata e tra Lombardia e Veneto c’erano un sacco di laboratori in cui abili artigiani erano indaffarati a costruire telai a ritmi serrati. E non pensate ai soliti nomi. La maggior parte dei telaisti costruiva infatti soprattutto per altri, per i più grossi, in conto terzi. Lavoravano nell’ombra, erano il serbatoio cui attingevano le case che già godevano di maggior fortuna, che erano riuscite a imporre il proprio marchio grazie alle sponsorizzazioni o a qualche azzeccata idea imprenditoriale che non si chiamava ancora marketing. Era la scuola telaistica italiana. O, se preferite, erano i taiwanesi di una volta. Comunque, a imparare da noi arrivavano fino dagli Stati Uniti e dal Giappone. C’era grande passione, creatività, quella vera, e la qualità era molto elevata. Molti erano in gamba, qualcuno magari si arrangiava, qualcuno era addirittura brillante, ma non sempre ebbe il maggior successo commerciale.

Dario Pegoretti fa il telaista da quasi trentacinque anni. E’ stato allievo di Luigino Milani, uno dei migliori. Attivo a Verona sino agli inizi del ’90, gran talento nell’organizzare il lavoro, nell’inventarsi sistemi ed utensili per renderlo più snello e veloce, tanto che con quindici dipendenti riusciva a sfornare duecento telai al mese. Poco conosciuto al grande pubblico, anche lui lavorava molto come terzista, e per i marchi migliori. Quando la Milani Cicli chiude Dario Pegoretti si mette in proprio. Prima a Illasi, poi a Levico Terme e da qualche anno a Caldonazzo. Gli inizi non sono facili, ma Dario ha capacità, esperienza, e passione da vendere. E’ uno dei primi a sperimentare con la saldatura a TIG, quando ancora nessuno sa nemmeno da che parte cominciare. Collabora con le aziende più importanti e getta le basi di quella fama che lo porterà in breve a costruire i telai destinati ai corridori professionisti. La sua mano diventa richiesta. A quei tempi sono in pochi a saperlo ma molti dei migliori corridori degli anni ’90 corrono e vincono con i suoi telai. Nel ’97 inizia a firmare i telai con il suo nome e oggi è uno dei pochissimi telaisti rimasti in Italia. Costruisce telai da strada e da pista eccezionali. Il paradosso è che li vende quasi esclusivamente all’estero. Già, perché noi italiani siamo un po’ strani. Anzi, parecchio. Pensate che una volta un cliente gli ha ordinato un telaio e gli ha chiesto se poteva firmarlo con il nome di un altro costruttore…

Sulla copertina di un catalogo di qualche anno fa, Dario citava Mies van der Rohe: “La forma non è il fine ma il risultato del nostro lavoro”. Si è dato poche, semplici regole: ottenere il miglior prodotto possibile in termini di prestazioni e di affidabilità. Lo sguardo è sempre rivolto alle competizioni. E la forma ha sempre una radice tecnica. Come se fosse l’unica possibile. Come nel caso della scelta dei tubi rotondi, il miglior compromesso tra rigidità laterale e resistenza alla torsione. Il designer Enzo Mari ha scritto: “Una forma per me è buona quando è…quando ai più sembra troppo povera…Dunque quando non sembra, e per non «sembrare» deve corrispondere alla sostanza delle cose.” Chissà, forse Mari e Pegoretti andrebbero d’accordo. Oggi a Caldonazzo lavorano in tre. Dario, Pietro e Zoran. Un telaio Pegoretti è un prodotto autenticamente artigianale. Forse uno dei pochi rimasti. Tutto il processo è eseguito manualmente con la massima cura: dal taglio dei tubi alla verniciatura. Dario poi va anche oltre: studia le grafiche, si disegna da solo i cataloghi…

Assistere alla costruzione di un telaio nell’officina di Dario è un’esperienza affascinante. Una di quelle che mentre la vivi ti senti felice anche perché pensavi che ormai non ci fosse più in giro niente del genere. E’ un modello saldamente acquisito, ripetuto e tramandato nel tempo che ti si dispiega davanti attraverso gesti precisi che l’esperienza ha reso semplici e naturali. Dario è uomo concreto e come tale è incline a smitizzare, a riportare le cose alla loro giusta dimensione. Non si stanca di ripeterti che la bici è un oggetto semplice, “e’ una bici, mica un aeroplano”, e che costruire un telaio “è un lavoro che si fa a occhio”. Semplici sono inevitabilmente anche gli strumenti che usa per costruirla, che lui chiama familiarmente “tòchi de fèro”, ma che in realtà sono utensili bellissimi, quasi tutti autocostruiti, che ti colpiscono per la loro essenzialità e intelligenza. Non so quanti telai ci siano in giro in cui la scatola del movimento è stata saldata sulle note dei Pink Floyd, i forcellini posteriori su quelle di John Coltrane e il nodo sella con il Bolero di Ravel come sottofondo. A Caldonazzo succede spesso. Anzi, se vi venisse da chiedervi come mai la musica si sente così bene in officina è perché Dario ci tiene particolarmente e per non sbagliare si costruisce da solo casse ed amplificatore…

OTTOTUBI saldati con passione

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OTTOTUBI, saldati con passione: il telaio artigianale italiano sarà in esposizione dal 9 al 13 aprile 2013,  alla Casa dell’accoglienza del Comune di Milano in Viale Ortles 69.  L ’alta qualità dell’artigianato telaistico italiano entra in contatto con un luogo dove la bicicletta è la risposta concreta al bisogno di mobilità.

La storia della bicicletta e del ciclismo passa attraverso le sapienti mani di tanti artigiani che con maestria, ingegno e passione hanno saputo trasformare 8 semplici tubi di acciaio in anima, cuore, scheletro di una bicicletta: il telaio. La scuola telaistica italiana ha creato e continua a creare pezzi unici, vere e proprie opere d’arte, destinate sia a professionisti affermati sia ad appassionati.

Miraggio Associazione culturale e Stazione delle Biciclette hanno contattato maestri telaisti di fama internazionale e giovani artigiani creativi e hanno chiesto a ciascuno di loro di interpretare un telaio tra quelli del catalogo de La Stazione delle Biciclette, personalizzandoli e stravolgendoli a loro piacimento. Da questa collaborazione sono nati 7 telai unici, connubio di maestria artigiana e moderno design della bicicletta, esposti in questa mostra innovativa e provocatoria.

Culmine dell’iniziativa sarà il 12 maggio, in cui alcuni dei telai esposti verranno messi all’asta. I fondi raccolti saranno destinati all’allestimento di una ciclofficina popolare interna alla Casa dell’Accoglienza e alla formazione dei suoi primi operatori, scelti tra gli ospiti del dormitorio. Scopo della ciclofficina è la manutenzione delle biciclette che quotidianamente gli ospiti della
Casa dell’Accoglienza utilizzano come principale mezzo di trasporto. La mostra ha ricevuto il Patrocinio del Comune di Milano, Assessorato alle Politiche Sociali.

Saranno in mostra i lavori di Cicli Barco, Doriano De Rosa, Mattia “Legor” Paganotti, Daniel Merenyi, Dario Pegoretti, Giovanni Pellizzoli e Tiziano Zullo.

Inaugurazione, 9 APRILE 2013 alle ORE 18.00

Maggiori info su http://www.lastazionedellebiciclette.com/ottotubi/