Questa ragazza farà strada…

Se a ogni mondiale della pista ci esplode in casa un talento, beh, direi che non ci possiamo proprio lamentare. L’anno scorso ci aveva pensato Filippo Ganna a piazzare il colpaccio, con l’oro nell’inseguimento individuale.

Quest’anno invece, che  il circo veloce dei mondiali della pista si è spostato da Londra ad Hong Kong, è stata la volta di Rachele Barbieri. Un’altra ventenne con la dinamite nelle gambe, che ha messo in fila il gruppo conquistando la medaglia d’oro nella disciplina dello scratch, pronti via e 10 km col cuore in gola e chi arriva primo vince.

Giovanissima Rachele, ma ciclisticamente non proprio nata ieri. Nella stessa disciplina infatti la modenese classe ’97 ha già vinto gli Europei U23 nel 2016, mentre nel 2015 gli Italiani nello scratch e inseguimento, e gli Europei nell’inseguimento a squadre e nella corsa a punti.

Sempre nel 2016, perché in fondo girare sempre su una pista è un po’ monotono e un po’ di glamour ogni tanto non guasta, ha corso e vinto (altrimenti che gusto c’è) anche due Red Hook Criterium, Barcellona e Milano. Insomma, Rachele si annuncia decisamente come una ragazza che farà strada. Intanto, meno male che fa pista…

 

Un’americana di 266 km

Ieri Mark Cavendish ha messo ancora una volta in fila il gruppo. Questa volta pero’ eravamo nientemeno che ai Campionati del Mondo su strada 2011, a Copenaghen. E il buon Mark dall’Isola di Man, ventisei anni, due gote perennemente rosse e un metro e settanta di muscoli guizzanti di potenza, si è portato a casa la maglia iridata, che si terrà sulle spalle per tutta la prossima stagione. Mark sarà giovane ma non è mica nato ieri. E questa non è la prima maglia con le strisce dell’arcobaleno che ripone nell’armadio. E’ la terza. Quando si è preparato e vestito per andare a lavorare, ieri mattina, Mark non si è messo la solita maglia e i calzoncini con le bretelle. Si è invece presentato sulla linea di partenza tutto attillato nel suo body con la zip lunga, le maniche che finiscono a metà dell’avambraccio e senza tasche dietro. Un vezzo? Forse. Ma il vezzo di uno che deve andare veloce. Lo stesso che indossava quando correva in pista, dove, guarda caso, Mark ha vinto le altre due maglie iridate. Campione del Mondo nell’Americana nel 2005 (in coppia con Robert Hayles) e nel 2008 (con Bradley Wiggins).

E sulla linea d’arrivo Mark si è presentato puntuale fasciato nel suo body e anche con un guscio aerodinamico trasparente sul casco. Se sia partito cosi’ oppure se lo sia messo strada facendo, non ho indagato. Alla televisione italiana ieri dopo la corsa i commenti dei sedicenti esperti si sprecavano, è stato un mondiale per velocisti, percorso troppo piatto, sbagliato, Cavendish non è il campione del mondo ma solo il campione del mondo dei velocisti… salvo poi invece leccarsi i baffi se il mondiale nella categoria femminile sullo stesso identico circuito lo vince Giorgia Bronzini oppure Mario Cipollini come a Zolder 2002. Chiacchiere da bar. Del resto l’Italia, che ieri della corsa ci ha capito poco o nulla, o semplicemente non aveva un corridore all’altezza della situazione, la sua illustre tradizione della pista – che farebbe tanto comodo su circuiti del genere – l’ha da tempo rinnegata.

Ma Mark Cavendish non si cura delle chiacchiere. E’ il campione del mondo su strada del 2011. Anche se lui, ieri, correva in pista. E’ filato via come sul parquet e ha lasciato gli altri ad arrancare sull’asfalto. Loro si, hanno corso su strada.